Alexandra Stralucica : Rosso e blu
- Mosè Previti
- 16 nov 2018
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 17 nov 2020

Le opere di Alexandra Stralucica catturano l’occhio dello spettatore che s’imbatte in queste composizioni cromatiche fortemente ritmiche dove il paesaggio è testo e pretesto per un’arte tecnicamente molto strutturata, meticolosa, quanto emotiva e psicologica. Queste opere dal fascino cromatico incalzante si risolvono in una femminea presenza che nel piacere dell’occhio potrebbe concludersi. Ma non è così. I paesaggi di Alexandra Stralucica sono soprattutto paesaggi urbani, corpi artificiali visti dall’alto, unificati e armonizzati in un’immagine che ricompone l’ordine incoerente dell’architettura contemporanea in uno strutturato organismo che vibra dell’energia del miraggio e della sua bellezza. Le capacità compositive dell’artista sono intrise di un profondo senso musicale che nel ritmo geometrico degli edifici trova la soluzione di un’armonia contemporanea complessa e molteplice. Nelle sue opere spesso la città convive con gli elementi naturali in una compiutezza che scalza il richiamo malinconico della natura. L’artista ha una tempra moderna, la prospettiva delle masse cubiche del cemento diventa canto, non c’è nostalgia del mito, non c’è timore, non c’è riverenza per il passato. Per quanto tremolo e talvolta crepuscolare, il presente è strenuamente accolto da quella passione che gli artisti possono quando si connettono con il tutto del mondo.

L’arte di Alexandra Stralucica ha carne, la spatola che ha fatto l’immagine, aggiunge o dipana un’epidermide femminea che chiama le nostre dita. Questa superficie però ha un presupposto geometrico e prospettico accuratamente tracciato, la vibrazione del colore si apre su uno scheletro puntualmente organizzato che enfatizza le fughe dinamiche tipiche degli scorci metropolitani. Questa consapevolezza non diventa mai ossessione o controllo, con il cuore l’arista soffia sulle pareti degli edifici che si agitano sui promontori come foglie lievemente accarezzate dal vento. Il soggetto prevalente della sua espressione è certamente legato alla sua vita di viaggiatrice e alla sua cittadinanza adottiva in riva allo Stretto ma ha anche dei risvolti storici rilevanti, pone delle domande culturali e si potrebbe dire anche antropologiche. Il paesaggio gioca un ruolo centrale nell’identità dei popoli, probabilmente in Italia questo ruolo è particolarmente accentuato vista la lunga storia culturale e artistica del nostro Paese. In Sicilia la forza del paesaggio è talmente prorompente da tracciare un profondo solco, una linea energetica da cui scaturiscono migliaia di opere di tutte le arti. Sulla definizione di paesaggio si è molto discusso, talvolta con brillanti intuizioni. Lascio al lettore la possibilità di approfondire quanto ha scritto e prodotto un grande maestro del paesaggio qual è stato Eugenio Turri. Seguendo la lezione di questo illustre geografico, si potrebbe affermare che, in fondo, il paesaggio siamo noi. Il paesaggio è un’opera d’arte che vive dentro la nostra sensibilità, un prodotto della nostra capacità di comprenderlo, di inquadrarne i confini, le tracce, le innumerevoli anime. Di fatto, il gigantismo urbano ha risucchiato psicologicamente gli artisti contemporanei, talvolta con memorabili effetti. È prevalsa e tuttora prevale una certa sottomissione verso questo spazio così drammaticamente incontrollabile, senza termine. In Alexandra Stralucica c’è però un altro sentire, un controllato e al contempo vitale senso di continuità, di partecipazione verso quanto l’artista ritrae, ricostruisce.
Nelle due grandi tele con il paesaggio urbano della città di Messina, la visione diventa grandangolare, più vasta e profonda, si apre come un abbraccio. Il mare c’è ma non è l’utopico termine del desiderio, il rimpianto per il mito trapassato, è invece fine cornice di una comprensione della città che presuppone una comprensione dell’uomo, della sua irregolare e incerta grandezza. Il rosso e il blu delle due opere sono il titolo e anche il leitmotiv di questa mostra che testimonia l’originalità e il talento di Alexandra Stralucica. Due colori che giocano con il monumentale antico sapore del loro contrasto, ma che qui, vivificati dall’eco mitteleuropeo, hanno trovato una sintesi modernamente classica. I valori emotivi e intellettuali delle sue opere si muovono all’unisono con uno sguardo autonomo rispetto alla produzione artistica della città di Messina degli ultimi venticinque anni. Nell’arte di Alexandra Stralucica vi è un risolto spirito di appartenenza, un principio di identità che accetta ed esalta il reale con la propria individuale certezza, un contributo che è un dono per la storia dell’arte di queste latitudini ed anche per la sensibilità della comunità dello Stretto a cui Alexandra Stralucica offre le possibilità di un diverso e più sereno punto di vista.
Mosè Previti
Riproduzione Riservata

Testo critico per la mostra "Rosso e Blu" di Alexandra Stralucica
Teatro Vittorio Emanuele di Messina
dal 16 al 27 novembre 2018.
Per il ciclo "Opera al Centro" di Pippo La Motta
Rassegna Stampa:
Comments