CRITICISSIMA: La vittoria del trash
- Mosè Previti
- 7 giu 2022
- Tempo di lettura: 2 min

Si, il trash ha vinto e si è imposto totalmente anche su chi e quanti, ai miei tempi, erano chiamati "fighetti". Anzi, oggi i "fighetti" sono straordinariamente trash: non potrebbero essere "fighi" senza essere trash.
Tentando una definizione, trash è l'ostentazione della volgarità, del lusso eccessivo, dell'informe, del superficiale, del pornografico, dell'ignorante. Nel trash vengono riprodotti i canoni della cultura "pop" anglo americana, il corpo come ipertrofia delle forme, il successo come accumulazione di capitale e di oggetti, la droga e l'alcol come complemento naturale di una buona esistenza, la vetrinificazione di tutti i rapporti sociali, la pubblicizzazione di tutti i sentimenti, di tutti i momenti privati, l'adorazione per forme di propaganda e messaggi estetici, metainformativi e metastorici, costruiti allo scopo di sedurre, o meglio di manipolare, l'ascoltatore.
Antropologicamente, l'uomo trash è molto legato al consenso della tribù digitale. Replica incondizionatamente tutto ciò che vede, in particolare ha assorbito senza alcuna critica il modo di vivere, di pensare e di essere della società statunitense, in un processo di osmosi integrale che è diventato esponenziale con internet.
Il trash è divertente ed è molto più facile di complicati ragionamenti o pallose discussioni teoriche, è anche un ottimo rimedio, una sedazione formidabile contro il logorio della vita moderna. Il trash è cultura poiché la cultura, divenendo consumo, ha perso anche la sua aura di sacralità, di aristocratica superiorità.
Tuttavia, il trash non può produrre ragionamenti, né mutamenti, non può produrre riflessioni, il trash è il linguaggio dell'obbedienza, la lingua di chi replica il "grande discorso" del nostro tempo. Il trash non è rivoluzionario, dal mio punto di vista, perché è sconfitta la sua ricerca di senso: accumula e moltiplica tutti i segni, parifica tutti i messaggi, abbassa tutti i livelli, degrada tutte le evoluzioni che non siano immediatamente edibili, subitaneamente replicabili.
Il trash è il linguaggio della conservazione, del popolo in catene, per cui mi piace la sua forza vitale, la sua rozzezza ma ne detesto l'aspirazione sucida, la sua cinica voglia di essere detronizzato, di essere felice per mano d'altri, ed è per me assolutamente intollerabile la sua amorevole dedizione a ciò che rafforza la sua schiavitù.
Mosè Previti
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