Giko: Le grida silenziose
- Mosè Previti
- 22 feb 2019
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 7 dic 2020

Giko torna a Messina dopo quasi venticinque anni di assenza. La sua ultima mostra in città risale al 1995. In questo lungo periodo l’artista ha lavorato intensamente e da professionista, ben inserita nel circuito delle gallerie e del sistema dell’arte contemporanea italiana ed europea. La sua ricerca è principalmente pittorica, accompagnata da una felice produzione grafica e alcun recenti esplorazioni nel campo della digital art e della grafica computerizzata. La sua pittura si è sempre caratterizzata per la struttura disegnativa complessa e, soprattutto, per un inconfondibile senso del colore. Il colore di Giko si caratterizza per la forza dei toni, costruiti con una grande sensibilità per gli effetti iridescenti della luce. L’impasto cromatico costruisce immagini dalle superfici segretamente animate, un’energia liquida scorre dentro l’opera. La perizia tecnica dell’artista ride all’occhio ma il fatto estetico puro non basta per capire il profilo dell’artista. La densità e il movimento interno della sua pittura sono espressioni di una ricerca che va oltre il piacere dello sguardo. L’espressionismo è nel suo zodiaco: Giko riversa nella tela tutta l’energia emotiva e psicologica del suo essere. L’artista è dotata di un ultra sensibilità che rende i suoi lavori intensi e perennemente inquieti. In questa mostra, le Grida Silenziose feriscono lo sguardo con la potenza del dramma. Il tema dei migranti è affrontato con assoluto trasporto, piena empatia. Tuttavia, il dolore denunciato è innalzato al grado di racconto, alla parabola contemporanea. Anche dal punto di vista iconografico, la massa d’acqua è epica e biblica, eppure profondamente psicologica. Questo mondo marino e abissale ha la consistenza della coscienza, con tutto il suo inquieto rimescolare, le sue ombre, i suoi lutti, i suoi guizzi di luce trascendente, le sue invenzioni immaginative. Nella strutturazione del lavoro, Giko ha qualcosa dell’opera registica, del teatro. L’altro polo della sua formazione, quella di soprano, e la vicinanza dell’ambiente familiare al palcoscenico, sono tracce per decifrare l’origine di alcune scelte.

L’artista realizza un’opera matrice da cui estrapola una clip, un frammento fotografato che, dopo una manipolazione digitale, viene stampato su un particolare polimero plastico. Da questa clip discende un’opera pittorica digitalizzata, vale a dire una nuova interpretazione del soggetto quasi a monocromo realizzata con smalti industriali. Qui la pittura si fa molto più rapida, l’artista ha scelto una formula espressiva più cruda, più sporca, meno addomesticata, allo scopo di rendere ancora più forte l’intensità del dramma rappresentato. I passaggi di trasformazione del tema principale sembrano quasi i temi che ricorrono nelle strutture dell’opera lirica, con grande senso musicale l’artista modula la melodia figurativa per sviluppare nuove scene. Pur nell’esplicito racconto del dramma dei migranti affogati nel mar Mediterraneo, la cronaca ha qualcosa di più intenso. Il pesce mostro divora i naviganti, ma forse l’opera non parla solo di loro. Il tema della barca, metafora della vita e della morte, ritorna anche nell’opera “Due portate per un unico banchetto”, qui la salma è avvolta nel sudario, eco lontanissima della celebre figura di Böcklin nell’Isola dei Morti. L’esistenza umana tutta, al di là delle tragedie e della cronaca, è colta da Giko in tutta la sua dolorosa essenza. Questo mare in tempesta, ambiente naturale in cui anche i pesci sono divoratori, è metafora dell’esperienza umana. Ma non tutto è perso, se l’Africa, rappresentata come donna dea possente, svetta sui corpi morti affastellati, un figura di giovane uomo si aggrappa alla barca, con la speranza di una nuova vita. Giko con questo suo progetto romantico e possente, nel dramma incessante degli abissi, sembra voler riaffermare le capacità della propria arte di rappresentare la complessità dell’esistenza. I flutti incessanti sono cari agli eroi e ai viaggiatori, per giungere a mete lontane talvolta occorre affrontare il mare aspro e i suoi vortici, ma la meta è sempre vicina a chi vuole raggiungerla.
Mosè Previti
Testo critico per la mostra “LE GRIDA SILENZIOSE” di GIKO
Teatro Vittorio Emanuele, Messina
Dal 22 febbraio al 7 marzo 2019.

Comments